Dalla Russia con amore (per il gusto!!!)

Proloco Dol RussiaDopo la recensione del Conciato di San Vittore e del progetto D.O.L. (di origine laziale) sulla rivista Time, l’interesse estero, giunto fino in Brasile, ora Proloco Dol, insieme alle migliori pizzerie d’Italia selezionate dal Gambero Rosso è citata persino da portali di informazione in lingua russa!

Russi, americani e per le persone di ogni nazionalità possono ben contare che da Proloco Dol vige la lingua universale del Gusto e del rispetto per il buon cibo così come dell’accoglienza!

E se avete la fortuna di risiedere o lavorare a Roma dunque questo è l’indirizzo segnalato in tutto il mondo: Proloco Dol, in via Domenico Panaroli 35, quartiere romano di Centocelle: aperto tutti i giorni (festivi e domenica esclusi), fino alla mezzanotte. Qui potrete gustare la nostra pizza (solo a cena) e le nostre specialità di stagione e acquistare le eccellenze della produzione di origine laziale.

russiaprolocodol

Come diventare “locavoro”?

locavore/locavoro

La copertina del Time e i “locavori”

In merito all’ultimo post pubblicato “Locavori & Bottega del Gusto sul web? Per quattro!” in tanti hanno richiesto più informazioni sulla parola “Locavoro”… 

Questa parola, compresa nel titolo del nostro blog, conosciuta agli “habitué” di Proloco Dol e da chi segue il nostro lavoro o, con cura, la propria dieta (o il proprio territorio ; – ), è un neologismo collegato al consumo critico e al concetto di filiera corta e tratto dall’inglese-americano e ufficialmente apparso nel “New American Oxford Dictionary” del 2007. Dall’ingl. locavore, a sua volta composto dall’agg. local (‘locale’) e dal confisso –vore(‘-voro’).

 

In breve si tratta di chi mangia solo prodotti locali.

Quindi un locavoro mangia tutto, purché sia stato prodotto nel raggio di un centinaio di km o poco più dal proprio luogo di abituale esistenza. E tutto ciò a che pro? Per ridurre l’impatto ambientale delle proprie abitudini alimentari. Meno viaggiano i prodotti, più freschi sono quando li mangiamo, meno emissioni di CO2 causiamo.

(Dal post “W i Locavori! Per entrare nel club esclusivissimo mangia DOL!“)

Per saperne di più:

Perché le parole definiscono la realtà e i nuovi stili di vita, ma anche perché crediamo nell’ineffabilità delle sensazioni del gusto, dell’olfatto, del tatto e della coerenza con la realtà delle nostre azioni quotidiane: per voi e per il vostro territorio, potrete provare cosa significa essere “locavoro” da Proloco Dol in via Domenico Panaroli al numero 35, quartiere di Centocelle a Roma.

Fonte immagine: Time (che ci dà lo spunto per riprendere la notizia della nostra selezione riportata nel giornale: il Conciato di San Vittore sul "Time";- ))

D.O.L il Corriere della Sera!

Corriere della Sera

Il Corriere della Sera racconta la notizia, pubblicata anche sul “Time Magazine”, su Teodoro Vadalà e il Conciato di S.Vittore, delizia unica che si può trovare da D.O.L (a via D. Panaroli 6 a Roma – Centocelle: D.O.L. “La Bottega del Gusto”), “salvato” da Vincenzo Mancino, “ricercatore del gusto” e anzi, ispirazione iniziale alla sua attività di scelta, cura, vendita a commercializzazione dei prodotti di qualitàdi origine laziale, a Km zero, e delle rarità gastronomiche.

Riproponiamo qui un approfondimento video del Conciato di S. Vittore raccontato da Vincenzo Mancino.

Di seguito l’articolo del Corriere della Sera:

Il casaro che finì sul «Time»
grazie al formaggio dell’Agro Pontino

Salvato dai gourmet e da un ricercatore del gusto il Conciato di San Vittore: 15 spezie e una ricetta antica; il produttore Teodoro Vadalà sulle pagine del settimanale Usa

ROMA – Dalle campagne dell’Agro Romano alle pagine patinate del prestigioso Time Magazine. La parabola del casaro Teodoro Vadalà che lavora ancora il Conciato di San Vittore, raro formaggio coperto da una miscela di 15 spezie raccolte sui Monti Aurunci, rilancia sulla stampa internazionale il valore delle micro produzioni artigianali che fanno del Lazio una delle regioni più ricche in termini di tradizioni e cultura. E mette a tacere chi, negli ultimi mesi, aveva accusato il colosso dello slow food Eataly di «industrializzare» il cibo di qualità e le piccole produzioni di nicchia. Si perché la storia di Vadalà è finita sul «Time» grazie agli scaffali del nuovo Beaubourg del cibo inaugurato a Roma nell’ex Terminal Ostiense, ai suoi clienti gourmet e, in particolare, ad un consulente: quel Vincenzo Mancino che qualche anno fa – come segnalava il Corriere della Sera nel 2006 – inventò Dol, Di Origine Laziale, la linea di prodotti della bottega di Centocelle.

[…]

Leggi l’articolo completo su: http://roma.corriere.it/roma/notizie/tempo_libero/13_gennaio_22/casaro-che-fini-su-time-2113653510756.shtml

E’ “Time” di Conciato di San Vittore! Il nostro formaggio e la sua storia sul Time Magazine

conciato il primo amore

Il Conciato di San Vittore, rarità del Lazio, grazie al quale esiste DOL… sbarca sulle pagine internazionali del TIME.

L’articolo intitolato ad Eataly inizia (e finisce) proprio raccontando la storia del nostro conciato! Eccovi l’inizio del TIME

“Tre volte a settimana, un funzionario agricolo in pensione, chiamato Teodoro Vadalà, si mette al lavoro nel retro di quello che una volta era un piccolo negozio sulla strada, a circa un’ora e mezza da Roma, realizzando un formaggio che per due volte è stato vicino all’estinzione. Utilizzando un bastone per mescolare e una grande vasca di alluminio, lui caglia il latte di pecora in piccole forme tonde di formaggio, a cui egli da la forma a mano e che poi lascia sul tavolo ad asciugare. Il Conciato di San Vittore, così si chiama il formaggio, simboleggia la radice profonda della tradizione culinaria italiana – su piccola scala, artigianale, ricca di storia…”

Una traduzione, con un bellissimo articolo che omaggia il conciato, è su Cibando.

conciato

Qui di seguito l’articolo del TIME Magazine

Three days a week, a retired agricultural officer named Teodoro Vadalà sets to work in the back of what was once a small roadside shop about an hour and a half south of Rome, making a cheese that has twice come close to extinction. Using a stirring stick and a large aluminum vat, he curdles sheep’s milk into small wheels of cheese, which he shapes by hand and sets on a table to dry. Il Conciato di San Vittore, as the cheese is called, represents the deepest roots of Italian culinary production — small scale, artisanal, steeped in history. Yet the…

Read more: http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,2133336,00.html#ixzz2I7Wt9a9l