In giro per il Lazio. Oggi parliamo del Castello Savelli di Palombara Sabina.

Castello SavelliLo sappiamo, voi siete abituati ai capolavori culinari del Lazio. Ma sappiamo che vi piacciono anche quelli artistici in senso non gastronomico.

Dalle pagine della provincia di Roma riprendiamo il suggerimento  e oggi vi parliamo del Castello di Palombara Sabina. Ci siete stati? Territori, storia, cultura e sapori sono inscindibilmente connessi…

Con rude possanza cosparge i suoi corpi merlati in cima al colle di Palombara , non curante del suo gravare sulle casette bigie del borgo, il castello Savelli. E assiso come un sovrano con la corona in testa, solleva la sua vedetta spingendola fin su a toccare il cielo.
Ardisce a misurarsi coi manieri più noti, in una storia ricca di vicende, tradimenti e firme di trattati, consapevole della sua originaria, quanto inaspettata, grandezza:

“…situato in un amenissimo colle, ma giù a suo tempo rovinato e restato privo di  abitanti. Crede che desse origine al fecondissimo ceppo della gran famiglia Savelli,che celebra pe’ suoi illustri fasti. Non all’influsso dell’aria che dice buonissima, ma a qualche grande infortunio attribuisce il  suo abbandono. Ne’ Commentari lib. I di  Pio II, si dice che fosse edificato colle rovine dell’antica città d’ Alba, in forte sito, e dove gl’imperatori fabbricarono sontuose terme, e se ne vedevano gli avanzi. Aggiunge che da’ Commentari si rileva pure che fu fatto demolire dal patriarca Alessandrino (..). Pio II si compiacque nel visitarlo, per li suoi folti e ombrosi boschi, prodotti dalla natura e regolati dall’arte. Crede che ivi fosse il  lago di Giuturna, in cui morì Turno re de’ rutuli, che regnava in Ardea.” . 
(G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni …,1854, 61-62, 298)

Lascia il suo munito sentire al ricordo dei primi conti di Palombara, gli Ottaviani (1064), che ne erigono il primitivo “palagio” sotto l’egida virgulta della elevatissima torre. Poi con orgoglio si amplia e, tra corti e altri “palagi”, abbarbica quell’intrigo di corpi sulla spirale del colle. Si affida ai Savelli (tra il XIV e XV secolo) e poi, alle mani esperte dei Borghese (1637), fino agli Sforza-Cesarini (1949), passando per i Torlonia (1893), in un cumulo di interventi di difficile distinguo ma che, non rompe l’equilibrio formale e medioevale del tutto. Così, poco importa distinguere il palazzo di Troilo, da quello di Ottaviano e di Giacomo, quanto cogliere l’educata bellezza di quei diversi corpi, del loro magico disporsi nella corte, del mostrare il pettinato corteggio di beccatelli e caditoie, fin su alla superba espansione verticale del cassero ( o muro di soccorso) col suo passetto, scoperto e coperto, a misurare il suo traguardo verso le mura.

“La parte bassa del castello è affatto moderna: la parte superiore però è generalmente fabbricata nel secolo XIII. e XIV. La rocca contiene il palazzo de’ Savelli che fu edificato nel secolo XV. ed una torre molto alta, lavoro del secolo XIII. E questo palazzo presenta da tutte le parti lo stemma di quella famiglia, e belle modinature nelle porte e nelle fenestre , le quali sono costrutte di una pietra arenaria compatta locale che apparentemente sembra marmo , specialmente per la patina che il tempo le ha dato.”
(A.Nibby, Analisi storico antiquaria.., 1849, 2, 530).

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